È un oggetto entrato a far parte delle nostre vite e da cui ormai non ci separiamo praticamente mai, nemmeno quando andiamo al bagno; parliamo ovviamente del cellulare, croce e delizia della popolazione mondiale di ormai tutte le età. Non possiamo farne più a meno, e immaginare la nostra vita senza è impossibile, soprattutto per le nuove generazioni, che non hanno mai visto il periodo pre-cellulare, quello delle cabine telefoniche, del telefono a casa, e degli appuntamenti dati a voce ai quali  se mancavi o  tardavi non avevi modo di avvisare.

Ma si va da un eccesso all’altro, e se è vero che oggi il cellulare non serve solo per telefonare ma ha decine di funzioni, è anche vero che ne siamo ormai dipendenti, alcuni veramente troppo.

La nostra vita in un oggetto

Una volta il telefonino permetteva al massimo di mandare messaggi di testo, scarni e tristi, senza figure, e se casualmente ti connettevi per sbaglio ad internet, quando ciò è stato possibile, era un vero salasso. Oggi al cellulare abbiamo affidato  la nostra vita, dentro questo oggetto di poche centinaia di grammi è racchiuso un mondo. Grazie alle fotocamere sempre più tecnologiche quasi nessuno più usa la cara macchina fotografica, per non parlare delle centinaia di App che fanno praticamente tutto, dal ricordarci un appuntamento al prendere la nostra medicina, dal monitorare il nostro stato di salute all’indicarci la strada da seguire.

Con l’offerta di internet oggi a buon mercato, abbiamo il mondo tra le mani, e le App di messaggistica ci connettono con amici, parenti e affini sempre e ovunque.

Ecco quindi nascere la dipendenza, prendere continuamente in mano il telefono è per molti un gesto automatico, anche quando non ci serve; ma allora perché lo facciamo?

Sempre connessi

Questo comportamento è stato oggetto di studio da parte di professionisti, e ha adesso anche un nome, si tratta di phubbing, da phone(cellulare) e snubbing (ignorare). E ignorare chi ci sta di fronte per controllare lo schermo dello smartphone è anche una mancanza di rispetto; lo facciamo con il partner, lo facciamo con gli amici, è consuetudine, ma un gesto di scortesia di cui non riusciamo a fare a meno.

Controllare sempre il cellulare per sentirci parte del mondo, meno soli, come se perdere un messaggio, una notifica, una mail, potesse tagliarci  fuori. Si tratta di ansia sociale, il voler essere a tutti i costi connessi e informati, reperibili, la paura di restare soli anche nei momenti in cui siamo in compagnia. Assurdo, vero?

Il disturbo, perché di ciò si tratta, è quello della nomofobia, non-mobile fobia; la paura appunto di non essere sempre raggiungibili. Attraverso l’utilizzo dello smartphone, dei social network, abbiamo la sensazione di avere tutto sotto controllo, di essere importanti e di avere una vita ricca e soddisfacente. Una vita virtuale, però, che ci distoglie da ciò che ci circonda e non ci fa godere appieno della vita vera e di quello che gli altri ci possono offrire, perché siamo ipnotizzati da uno schermo luminoso.

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